Introduzione

Nel luglio 2025 la UEFA ha sanzionato dodici club, tra cui Chelsea, Barcellona, Lione e Aston Villa. Al Chelsea sono andati 20 milioni di euro per il mancato rispetto della regola sul risultato calcistico e 11 milioni per quella sul costo della rosa: 31 milioni di multa immediata. Se gli obiettivi di rientro non venissero centrati, il conto potrebbe superare gli 80 milioni. Già nel 2014 PSG e Manchester City non erano stati colpiti solo nel portafoglio: erano arrivate anche limitazioni alle liste e altre restrizioni sportive. Il sistema attuale, però, ha cambiato natura: dal «ti scopro e ti multo» si è passati a un dispositivo a più livelli, in cui i club si impegnano su piani pluriennali e la UEFA verifica la conformità stagione dopo stagione.

Il FPF — per anni chiamato fair play finanziario — è stato riscritto nel 2022 e porta oggi il nome ufficiale di Regolamento UEFA sulle licenze per club e sulla sostenibilità finanziaria. Per comodità questo articolo continuerà a usare la sigla FPF, ormai entrata nell'uso. Ne hanno sentito parlare quasi tutti gli appassionati; molti meno saprebbero spiegare come funzionano davvero i conti, che cosa succede quando un club sfora, o in che modo il sistema tocchi la propria squadra. Qui scomponiamo l'architettura del regolamento in vigore, guardiamo casi reali di sanzioni e mettiamo in fila il doppio livello che la UEFA e il controllo delle spese della Liga formano insieme. Da lì vedremo che cosa può cambiare — e che cosa no — l'investimento di Apollo Sports Capital nell'Atlético Madrid, chiuso nel marzo 2026.

Capitolo 1 — Perché questo sistema esiste

Nel 2009 uno studio della UEFA fece emergere una realtà brutale. Su circa 650 club europei esaminati, più della metà era in perdita. Il disavanzo netto complessivo dei club di prima divisione arrivava a 1,6 miliardi di euro. Ritardi nei pagamenti di stipendi, indennizzi di trasferimento e imposte erano diventati normali, e il rischio di fallimenti a catena era concreto.

Michel Platini, allora presidente UEFA, presentava così l'iniziativa: «L'idea non è danneggiare i club. L'idea è aiutarli». Il principio fu approvato nel 2009, tradotto in regolamento nel maggio 2010, e il monitoraggio finanziario partì nel 2011. Già nel 2012 i premi furono trattenuti a 23 club per debiti non saldati. Le prime sanzioni pesanti sul pareggio di bilancio arrivarono nel 2014.

Vale la pena togliere di mezzo un equivoco di fondo. Il FPF non è mai stato pensato per impedire a un proprietario di investire nel proprio club. Il suo oggetto è la sostenibilità: fare in modo che un club possa funzionare dentro i limiti dei propri ricavi. «Spendere quello che si guadagna», questo è il principio. Il sistema non respinge l'apporto del proprietario: guarda la salute finanziaria complessiva del club, quell'apporto compreso.

Capitolo 2 — I tre pilastri

Nel 2022 la UEFA ha ripensato da capo il vecchio impianto. Il nome corrente è diventato «regolamento sulla sostenibilità finanziaria» e il dispositivo è stato ricostruito intorno a tre pilastri. Qui non servono formule: basta capire che cosa misura ciascun pilastro, e perché, per afferrare l'architettura.

Assenza di debiti scaduti

È il pilastro più elementare. Verifica che i club paghino alle scadenze indennizzi di trasferimento, stipendi, imposte e obblighi verso la UEFA. Le date di riferimento cadono il 30 giugno, il 30 settembre e il 31 dicembre di ogni anno, con il controllo di conformità entro il 15 del mese successivo. Un debito scaduto da oltre 90 giorni è una circostanza aggravante.

Può sembrare ovvio. Eppure nel 2012 la UEFA trattenne i premi di 23 club solo per questa regola. Tra loro c'era l'Atlético Madrid. I fondi furono sbloccati una volta saldati gli arretrati, ma l'episodio dice abbastanza sullo stato dei conti del calcio di allora.

Regola sul risultato calcistico

È l'evoluzione del vecchio pareggio di bilancio. Fissa il disavanzo cumulato massimo che un club può registrare tra ricavi e costi legati al calcio su tre esercizi. La soglia di base è di 5 milioni di euro. Se apporti di capitale coprono integralmente lo sforamento, il tetto sale fino a 60 milioni: il doppio dei 30 milioni del vecchio regime. Il dettaglio che conta: quei 60 milioni sono condizionati a un apporto di capitale verificato, non sono un diritto automatico.

Insieme arriva un altro cambiamento pesante: la valutazione a valore di mercato delle operazioni con parti correlate. I contratti di sponsorizzazione tra un club e le società del suo proprietario vengono confrontati con operazioni di mercato equivalenti. Gonfiare i ricavi con contratti artificialmente alti verso entità collegate non passa più a bilancio, almeno in teoria. È la risposta regolamentare alle critiche rivolte a PSG e Manchester City sui loro ricavi da sponsorizzazione.

Regola sul costo della rosa

La regola UEFA sul costo della rosa limita certi costi di giocatori e allenatore al 70% dei ricavi operativi rettificati e delle voci legate ai trasferimenti. Le voci principali sono i costi del personale, l'ammortamento dei cartellini, il saldo dei prestiti e le commissioni di agenti o intermediari. Le plusvalenze da cessione possono aumentare il denominatore, mentre minusvalenze e altri costi di trasferimento ammissibili possono ridurlo.

La regola è entrata in vigore per gradi: 90% per la valutazione 2023, 80% per il 2024, poi la soglia definitiva del 70% dal 2025. Nel giugno 2026 la UEFA ha adottato misure economiche contro i club che avevano superato il 70% nella valutazione riferita all'anno solare 2025, con ulteriori restrizioni sulle liste per gli scostamenti più marcati.

Il 70% è solo un punto di partenza. Per la formula ufficiale, l'ammortamento dei cartellini, le plusvalenze e i diversi periodi di calcolo, leggete la nostra guida dettagliata alla regola UEFA sul costo della rosa.

Capitolo 3 — Che cosa succede quando un club sfora

Il sistema prevede una scala graduata: ammonizione, multa, trattenuta dei premi, restrizione al tesseramento di nuovi giocatori nelle competizioni UEFA, riduzione della lista, esclusione da una competizione in corso e divieto di partecipazione futura. Tutta la gamma esiste sulla carta, ma il livello effettivamente applicato è cambiato nel tempo. La UEFA non trattiene le somme incassate: le multe vengono redistribuite agli altri club europei a titolo di solidarietà, secondo un criterio concordato.

Nel 2014 PSG e Manchester City furono i primi grandi casi. Ciascuno fu condannato a 60 milioni di euro — di cui 40 con la condizionale — e vide ridotta a 21 giocatori, invece di 25, la lista per le competizioni UEFA. Si aggiunsero limiti alla spesa per i trasferimenti. Il sistema mostrava per la prima volta di avere i denti.

Nel 2020 la UEFA andò oltre, escludendo il Manchester City dalla Champions League per due anni. Il club fece ricorso al Tribunale arbitrale dello sport, che annullò l'esclusione e ridusse la sanzione a 10 milioni di euro. Furono decisive questioni procedurali, tra cui la prescrizione di alcune prove. L'esito alimentò comunque i dubbi sulla reale capacità del FPF di far rispettare le proprie regole.

Un'ondata di sanzioni arrivò nel 2022, poco prima della riscrittura del sistema. PSG, Inter, Juventus, Roma, Milan, Marsiglia, Monaco e Beşiktaş furono colpiti da multe che, contando la parte sospesa, arrivavano complessivamente fino a 172 milioni di euro. Gli importi non erano dovuti per intero: dipendevano dal raggiungimento degli obiettivi di rientro.

Poi è arrivato il luglio 2025. La UEFA ha adottato misure contro dodici club. Dei sei in violazione della regola sul risultato calcistico, cinque hanno firmato con la UEFA un accordo di rientro pluriennale. Il sesto, il Porto, è stato condannato a 5 milioni in un procedimento distinto. Questi accordi impegnano il club su un piano preciso, con revisioni annuali. Obiettivi centrati: gran parte della multa viene abbandonata. Obiettivi mancati: diventano possibili limitazioni alle liste o l'esclusione dalla competizione. Non si paga più per chiudere la questione: la conformità viene seguita per anni. L'accordo quadriennale firmato dal Chelsea prevede 31 milioni subito e oltre 80 se gli obiettivi non vengono raggiunti. Quello del Barcellona, biennale, parte da 15 milioni con un tetto di 60. Quello del Lione, su quattro anni, parte da 12,5 milioni e può arrivare a 50.

La Roma, ancora sotto osservazione per un accordo del 2022, ha superato di poco un obiettivo intermedio e si è vista infliggere altri 3 milioni. Contesto diverso dai casi recenti, ma la prova che firmare un accordo non chiude la pratica.

Capitolo 4 — Il tetto salariale della Liga, l'altra normativa

Mentre il dispositivo UEFA riguarda i club impegnati nelle coppe, la Liga impone il proprio tetto salariale — il LCPD (Límite de Coste de Plantilla Deportiva) — a tutti i suoi club. Il tetto di ciascuno viene fissato dalla Liga a partire dai ricavi previsti e dalle spese attese, e aggiornato ogni stagione.

I numeri del 2025-26 rendono limpida la gerarchia. Il Real Madrid dispone di circa 761 milioni di euro. Il Barcellona si collocava intorno ai 351 milioni nell'estate 2025, con aggiustamenti successivi. L'Atlético si aggirava sui 327 milioni, portati secondo le informazioni disponibili a circa 336 milioni dopo un aggiornamento del marzo 2026. Tra Real Madrid e Atlético il divario supera il fattore due.

Ciò che rende la norma spagnola particolarmente dura è la sua immediatezza: un club che supera il proprio tetto semplicemente non può più tesserare giocatori. Le settimane di attesa prima del tesseramento di Jules Koundé nell'estate 2022 e la crisi prolungata su quello di Dani Olmo tra fine 2024 e 2025 ne sono le illustrazioni più eloquenti. Mentre le sanzioni UEFA arrivano dopo — multe e accordi di rientro — il tetto della Liga agisce in tempo reale: se lo sfori, quel giocatore non lo puoi schierare.

L'Atlético convive con questo tetto ogni giorno. Qualificarsi per la Champions non pesa solo sui premi, ma anche sulle proiezioni di ricavo che alimentano il calcolo. La crescita di sponsorizzazioni e ricavi commerciali alza il tetto e allarga il margine di manovra. Il sistema UEFA chiede: «stai perdendo troppi soldi?». Quello della Liga chiede: «te lo puoi permettere adesso?». Per l'Atlético è la seconda domanda a plasmare gran parte del mercato.

Capitolo 5 — Il capitale di Apollo davanti al FPF: che cosa cambia e che cosa no

Nel marzo 2026 Apollo Sports Capital (ASC) è diventato azionista di maggioranza dell'Atlético Madrid. Secondo le informazioni disponibili l'operazione ha riguardato circa il 55% del club, su una valutazione d'impresa di circa 2,5 miliardi di euro, debito compreso. Il club ha confermato ufficialmente l'approvazione di un apporto aggiuntivo fino a 100 milioni di euro. Miguel Ángel Gil Marín resta amministratore delegato ed Enrique Cerezo presidente.

Un grande fondo mette soldi nel club. Questo affranca l'Atlético dai vincoli del FPF? La risposta è chiaramente no.

La regola sul costo della rosa è agganciata al 70% dei ricavi del club. Un apporto aggiuntivo del proprietario non allarga quel tetto di spesa, a meno che non si traduca in ricavi operativi a bilancio. Ai fini della regola sul risultato calcistico gli apporti di capitale possono ampliare la finestra di perdite accettabili, ma continua ad applicarsi la valutazione a valore di mercato delle operazioni con parti correlate: contratti di sponsorizzazione gonfiati con entità vicine ad Apollo non supererebbero l'esame.

A che cosa serve, allora, questo capitale? L'effetto si divide in due parti.

La prima è l'allargamento della base di ricavi. L'Atlético sta sviluppando la Ciudad del Deporte, un ampio complesso a uso misto intorno al Riyadh Air Metropolitano. Il club ha quantificato ufficialmente la prima fase in oltre 350 milioni di euro, mentre l'intero progetto viene indicato intorno agli 800 milioni. Una volta in funzione creerebbe flussi di ricavo lungo tutto l'anno, indipendenti dai giorni di partita, con la possibilità di alzare il tetto salariale dell'Atlético in Liga. Il capitale di Apollo sembra destinato ad accelerare proprio quel cantiere.

La seconda è la stabilizzazione finanziaria. Un apporto di capitale aiuta ad allontanare il rischio di debiti scaduti, a distendere la tesoreria e a migliorare la solidità percepita dai creditori. L'Atlético non compare in nessun grande elenco di sanzioni UEFA dal congelamento dei premi del 2012, avendo consolidato le proprie fondamenta negli anni. Da questo punto di vista l'arrivo di Apollo prolunga la stessa traiettoria e dovrebbe semmai ridurre il rischio regolamentare nel quadro attuale.

Apollo ha indicato esplicitamente che l'Atlético non rientra in una strategia di multiproprietà. A differenza del modello del City Football Group, che compra club in più continenti, si tratta di un investimento concentrato, pensato per massimizzare il valore di un solo club. Questo capitale non serve ad aggirare le regole, ma ad alzare il tetto restando dentro di esse: non gonfiando direttamente il budget di mercato, ma allargando la base di ricavi perché il margine di spesa la segua. È questa la logica strutturale dell'investimento di Apollo.

Conclusione

Il FPF non è né perfetto né pienamente equo. Un sistema che limita la spesa al 70% dei ricavi converte meccanicamente il divario di fatturato in divario di spesa. In un mondo in cui il Real Madrid può muovere oltre 700 milioni di euro, l'Atlético gioca nella categoria dei 300 milioni. E se i club sostenuti da Stati rispettino davvero la valutazione a valore di mercato dei loro ricavi da sponsorizzazione resta una domanda aperta.

Non è però difficile immaginare che cosa succederebbe senza queste regole. I club accumulerebbero debiti fino a crollare, oppure deciderebbe tutto la sola potenza economica. Il FPF ha provato — in modo imperfetto — a evitare entrambe le cose.

L'Atlético ha costruito i propri ricavi dentro questo sistema, un passo alla volta. Il trasloco al Metropolitano, la crescita dei ricavi commerciali, la continuità nelle coppe: tutto insieme ha portato il fatturato a circa 416 milioni di euro nel 2024-25, stando alle informazioni pubblicate. L'arrivo di Apollo prolunga quella traiettoria. Non è un tesoro di guerra per spendere senza contare, ma un investimento nell'infrastruttura dei ricavi. Se il FPF dice «spendi quello che guadagni», la risposta di Atlético e Apollo è creare più posti in cui guadagnare. Ragionare attraverso il vincolo invece che contro il vincolo: è esattamente quello che Simeone fa in campo da più di quattordici anni. Fuori, la logica è strutturalmente la stessa.

Fonti
  • UEFA — Regolamento sulle licenze per club e sulla sostenibilità finanziaria
  • UEFA — annuncio delle sanzioni, luglio 2025
  • UEFA — decisioni di monitoraggio dei club dell'ICFC, 30 giugno 2026
  • LaLiga — pubblicazioni sul tetto salariale LCPD
Il cholismo, in pratica
Non lamentarti delle regole: chiediti che cosa è possibile al loro interno. Il vincolo è il punto di partenza del ragionamento.
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