Questo confronto riflette le norme verificate a luglio 2026. Trattamento delle nazionalità, diritti derivanti dagli accordi, fasce d'età e condizioni di tesseramento possono cambiare. Per un singolo giocatore fa fede il tesseramento confermato da lega e club.

La Liga conta tre posti, gli altri campionati fanno altro

In Liga una rosa professionistica può normalmente avere tre giocatori che occupano un posto da extracomunitario, e tutti e tre possono scendere in campo insieme. Il criterio non è il solo luogo di nascita: un secondo passaporto europeo, o una parità di trattamento fondata su un accordo internazionale, può bastare perché un giocatore non occupi nessuno di quei posti.

La Premier League non pone un tetto diretto al numero di extracomunitari. La Serie A guarda soprattutto a quanti nuovi tesseramenti arrivano dall'estero. La Bundesliga protegge la presenza di tedeschi e di giocatori formati in casa, senza un tetto esplicito per gli extracomunitari. La Ligue 1, dal canto suo, affianca a una quota di quattro stranieri ampie esenzioni legate agli accordi firmati da Francia e Unione europea.

Lo stesso giocatore può quindi bruciare un posto raro in Spagna e non consumarne nessuno in Italia. I cinque grandi campionati hanno costruito cinque risposte diverse alla stessa domanda: come tenere insieme un mercato del lavoro aperto e la formazione dei giovani in casa?

I cinque sistemi in sintesi

CampionatoMeccanismo principaleChe cosa conta oltre alla nazionalità
LigaDi norma tre posti da extracomunitario nella rosa professionisticaStatus lavorativo europeo o derivante da accordo
Premier LeagueAl massimo 17 non-homegrown in una lista da 25Percorso di formazione in Inghilterra o Galles
Serie AControllo annuale dei nuovi tesseramenti di extracomunitariProvenienza del trasferimento, tesseramenti già in essere, eccezioni di nazionalità
BundesligaNessun tetto diretto agli extracomunitari; quote di tedeschi e di formati in casaNazionalità e luogo di formazione
Ligue 1Di norma quattro posti da stranieroTrattamento UE, SEE e Paesi legati da accordi

«Straniero», «extracomunitario» e «non formato in casa» non sono sinonimi. Una quota di nazionalità e una quota di luogo di formazione colpiscono giocatori diversi.

La Liga conta direttamente lo status di nazionalità

L'articolo 22 del regolamento di competizione RFEF 2026/27 consente a un club di Primera División di tesserare fino a tre calciatori stranieri extracomunitari nella rosa professionistica, con la possibilità di schierarli tutti e tre insieme. Contano anche gli accordi firmati dalla Spagna o dall'Unione europea con Paesi terzi: lo status giuridico riconosciuto pesa più del solo luogo di nascita.

Una volta occupati i tre posti, un club può dover aspettare un cambio di nazionalità o di tesseramento, far uscire un giocatore già in rosa, oppure cambiare obiettivo.

Per il dettaglio del conteggio — doppi passaporti, giocatori britannici, eccezioni derivanti dagli accordi e il sistema UEFA, che è cosa a parte — leggete Quanti extracomunitari può tesserare un club di Liga?.

La Premier League conta il luogo di formazione

La Premier League non impone alcun limite diretto al numero di extracomunitari. Una lista professionistica da 25 non può contenere più di 17 giocatori non-homegrown: in pratica otto posti restano riservati a chi si è formato nel calcio inglese o gallese.

Lo status di homegrown non ha nulla a che vedere con la cittadinanza britannica. Dipende dall'essere stato tesserato per un certo numero di anni in club affiliati alle federazioni inglese o gallese durante gli anni di formazione. Uno straniero cresciuto in Inghilterra può quindi rientrarci; un britannico formato all'estero no.

Il mercato internazionale passa inoltre dal sistema britannico dei permessi di lavoro: convocazioni in nazionale, livello del campionato di provenienza e minuti giocati entrano nel punteggio. L'Inghilterra regola quindi l'accesso con quote di formazione e requisiti d'ingresso, non con un semplice conteggio di nazionalità.

La Serie A governa i flussi in entrata

Le norme italiane guardano meno a un tetto permanente valido per tutti gli extracomunitari già sotto contratto e più a quanti calciatori si possano tesserare dall'estero in una stagione. La quota esatta dipende dalla situazione del club e dalla provenienza del trasferimento: «due all'anno» dà l'ordine di grandezza, non la regola completa.

Dal 2023 i calciatori britannici e svizzeri godono in Italia di un trattamento equivalente a quello dei cittadini europei. Da qui un contrasto netto dopo la Brexit: un britannico può occupare un posto in Spagna senza essere conteggiato allo stesso modo in Serie A.

La Serie A riserva inoltre posti a chi si è formato in Italia e nel club. La regola sugli arrivi extracomunitari è solo un pezzo del quadro.

La Bundesliga non pone alcun tetto agli extracomunitari

La Bundesliga non fissa un numero massimo di extracomunitari nella rosa professionistica. Il regolamento sulle licenze chiede piuttosto ai club di mantenere in lista calciatori di nazionalità tedesca e giocatori formati in casa.

Soddisfatte quelle condizioni, i posti restanti possono servire al mercato extracomunitario. Un club tedesco rischia quindi meno di uno spagnolo di ritrovarsi bloccato perché «i tre posti sono pieni».

Restano il diritto al lavoro, le norme sui trasferimenti internazionali di minori e i regolamenti delle serie inferiori. Assenza di quota diretta non vuol dire accesso senza condizioni.

La Ligue 1 ha quattro posti, ma con ampie esenzioni

La Francia applica di norma un limite di quattro giocatori a chi non gode né del trattamento UE o SEE né di un trattamento equivalente derivante da un accordo. Il numero dichiarato è quindi superiore di uno a quello della Liga.

Ma gli accordi che coinvolgono Francia e Unione europea fanno sì che molti calciatori originari di Paesi africani o di altri Paesi partner non consumino quella quota. La forte presenza africana nel calcio francese non significa che ogni giocatore africano occupi uno dei quattro posti.

Il trattamento giuridico dipende dall'accordo in vigore e da come viene applicato nel diritto interno. Un tesseramento confermato resta più affidabile di uno status dedotto da un elenco generico di nazionalità.

Perché sistemi così diversi?

Ogni modello racconta che cosa quel calcio nazionale ha voluto proteggere. La Liga mantiene una quota di nazionalità, e quindi una risorsa scarsa. L'Inghilterra tiene il mercato aperto ma riserva posti alla formazione e controlla i permessi di lavoro. L'Italia regola gli arrivi. La Germania protegge la rappresentanza nazionale e il vivaio. La Francia unisce un limite di nazionalità a una rete di accordi storicamente molto ampia.

La sentenza Bosman del 1995 ha impedito ai campionati di trattare i cittadini dell'Unione come lavoratori stranieri. Pronunce successive della Corte di giustizia hanno esteso la non discriminazione sul lavoro agli sportivi di alcuni Paesi legati all'Unione da un accordo. Ogni campionato ha poi costruito il proprio quadro di tesseramento dentro quel contesto giuridico.

L'effetto sul vivaio non è automatico

Una quota rigida può rafforzare l'incentivo a investire nel settore giovanile, visto che il mercato esterno è vincolato. È uno degli argomenti a favore del modello spagnolo.

Ma il vivaio non si spiega con una sola regola di tesseramento. La Francia produce giocatori di altissimo livello nonostante le ampie esenzioni. Contano altrettanto gli allenatori, le strutture, la demografia, l'assetto delle serie inferiori e l'economia dei trasferimenti.

La quota crea anche uno svantaggio quando si tratta di prendere giovani talenti sudamericani o asiatici: un club di Premier League o di Bundesliga può muoversi mentre uno di Liga aspetta un passaporto o un posto libero.

Leggere la combinazione di passaporti dietro un trasferimento

Un posto da extracomunitario è una risorsa scarsa nella costruzione della rosa, distinta dal budget per i cartellini e dal monte ingaggi. Un club deve sapere quale passaporto verrà usato, se si applica un accordo internazionale e da quando diventa effettiva la naturalizzazione di un giocatore già presente.

Accordo tra club, intesa personale e visite mediche non garantiscono il tesseramento per la competizione. Capire perché lo stesso giocatore venga trattato in modo diverso da un campionato all'altro significa vedere i vincoli nascosti dietro le notizie di mercato.

Tra i cinque grandi non esiste un modello ideale. Ogni competizione ha scelto il proprio equilibrio tra apertura del mercato, formazione in casa e libertà di circolazione.

Leggi la nostra guida dettagliata ai posti da extracomunitario in Liga.

Fonti
  • RFEF — Normas Reguladoras y Bases de Competición de los Campeonatos Nacionales de Liga de Primera y Segunda División, stagione 2026/2027, articolo 22
  • Premier League — regole sulla lista giocatori e sui homegrown
  • FIGC — norme sul tesseramento dei calciatori extracomunitari in Serie A
  • DFL — regolamento sulle licenze; LFP — norme francesi sul tesseramento dei calciatori
  • Diritto europeo sulla libera circolazione e giurisprudenza della Corte di giustizia sugli sportivi di Paesi legati da accordi
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