Tre rivoluzioni in quattordici anni: come è cambiato il Simeone allenatore

Un allenatore, un club, quattordici anni, tre reinvenzioni vere. Dal 4-4-2 blindato all'ibrido mobile, l'Atlético Madrid del Cholo è sopravvissuto perché non è mai rimasto fermo.

Era 1 (2011-2019): il 4-4-2 blindato, «difendere per vincere»

Quando Simeone prende la squadra, nel dicembre 2011, porta con sé una filosofia elementare: non serve vincere bene, serve vincere.

Il sistema è il 4-4-2. Quattro difensori e quattro centrocampisti formano due linee cortissime che tolgono l'aria agli avversari; appena la palla è recuperata, le due punte partono in contropiede.

Mentre Real Madrid e Barcellona cercavano il dominio attraverso il possesso, l'Atlético di Simeone si rifiutava di sbilanciarsi e chiudeva le partite in ripartenza.

Tre giocatori definiscono quel periodo: il portiere Thibaut Courtois, il centrale Diego Godín e l'attaccante Radamel Falcao. In due stagioni e circa 91 partite in tutte le competizioni, Falcao segna 70 gol e trascina il club all'Europa League e alla Supercoppa UEFA nel 2012, poi alla Copa del Rey nel 2013.

Poi arriva il 2013-14. Con appena 26 gol subiti, la fortezza rojiblanca spezza il duopolio che Barcellona e Real Madrid si spartivano da anni e vince la Liga. È il «difendi, difendi e vinci» portato al suo estremo.

In quegli anni emerge Antoine Griezmann. Arrivato dalla Real Sociedad nel 2014, non riceve subito le chiavi della squadra. Con Simeone impara il lavoro senza palla e affina le scelte in ripartenza, passando da talento grezzo ad attaccante completo. A fine 2015-16 conta 57 gol in tutte le competizioni e porta l'Atlético alla finale di Champions del 2016.

A centrocampo la figura simbolo diventa Koke. Cresciuto nel club fin da bambino e passato dalla squadra B, esordisce in prima squadra a soli 17 anni nel 2009. All'inizio è un rifinitore centrale, poi scivola verso l'esterno e diventa un giocatore completo, capace di costruire quanto di coprire. Mette insieme tre stagioni consecutive con dieci o più assist. Quando i pilastri della prima ora — Gabi, Godín, Juanfran — se ne vanno, la fascia non poteva che finire sul suo braccio.

Era 2 (2020-2021): il passaggio alla difesa a tre, «cercare l'attacco dentro la fase difensiva»

Nel 2019 Griezmann va al Barcellona e l'Atlético perde il suo riferimento offensivo. Nella stessa estate se ne va anche il regista Rodri (oggi al Manchester City) e nel 2020 tocca a Thomas Partey, destinazione Arsenal. In poco tempo il centrocampo resta senza spina dorsale.

Simeone si trova davanti a un problema che dice a voce alta: il 4-4-2 tiene benissimo dietro, ma una volta recuperata la palla, come la si porta davanti?

Nel 2020-21 abbandona il 4-4-2 di sempre e passa alla difesa a tre (3-5-2). Non è un ritocco di disegno: è un cambio di filosofia.

La difesa a tre libera Kieran Trippier e Yannick Carrasco, che salgono altissimi da esterni a tutta fascia. In fase difensiva sono cinque a proteggere la porta; in fase offensiva le due corsie si proiettano insieme. Marcos Llorente riceve licenza di inserirsi in area partendo dal centrocampo. La transizione tra le due fasi diventa molto più fluida.

L'acquisto che cambia tutto è Luis Suárez, messo alla porta dal Barcellona. Chiude da capocannoniere della squadra con 21 gol e l'Atlético torna a vincere la Liga per la prima volta dal 2014.

Era 3 (dal 2023 a oggi): l'ibrido, il «Cholismo 2.0 camaleontico»

La spinta dello scudetto spagnolo non dura. Dal 2022 al 2024 l'Atlético chiude terzo, terzo e quarto. L'eliminazione nella fase a gironi di Champions nel 2022-23 peggiora il quadro. Si comincia a dire che Simeone è finito.

Ed è lì che si reinventa un'altra volta.

Dal 2023 l'Atlético adotta un sistema ibrido che non è né un 4-4-2 puro né un 3-5-2. Senza palla la squadra si compatta a 5-3-2; con la palla si ridisegna a 4-4-2. Cambiare forma a partita in corso, leggendo l'andamento e il piano avversario, segna una rottura netta con il 4-4-2 immobile di un tempo.

Il cambiamento lo ha spiegato lui stesso: «Il calcio è cambiato. I metodi dei tempi di Godín non funzionano più. Va tutto più veloce. Ho dovuto rinnovarmi come allenatore».

Nell'estate 2024 arriva Julián Álvarez dal Manchester City: 17 gol in campionato alla prima stagione e una nuova società con Griezmann, tornato al club nel 2021. Corsa, tecnica e soprattutto accettazione del lavoro difensivo fanno dell'argentino un'incarnazione del cholismo.

L'Atlético di oggi ha superato l'etichetta di squadra che difende per vincere. È equilibrato nelle due fasi, sa stare con la palla ed è abbastanza duttile da cambiare pelle a seconda della situazione. In quattordici anni Simeone ha guidato tre rivoluzioni dentro lo stesso club.

Il 4-4-2 non c'è più. Il cholismo sì.

Tutti corrono per tutti. Non importa che tu sia una stella: se salti il lavoro difensivo, non giochi. Qui il talento da solo non basta a durare. Servono corsa, disciplina, gruppo. João Félix è arrivato per 126 milioni di euro e non è mai riuscito a piegarsi alle richieste di Simeone: alla fine è partito. Griezmann, al contrario, lo ha detto senza giri di parole: la fiducia del Cholo è arrivata solo dopo che aveva accettato di correre all'indietro.

Il sistema è passato dal 4-4-2 al 3-5-2 e poi all'ibrido. Ma l'idea centrale — una partita alla volta, dare tutto — non ha vacillato una sola volta in quattordici anni.

Questo è il cholismo.

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