Dal biancazzurro al biancorosso: origini contese
L'Atlético Madrid nasce nel 1903 con il nome di «Athletic Club de Madrid», costola madrilena dei baschi dell'Athletic Bilbao. In quei primi anni la squadra gioca in bianco e azzurro.
La svolta arriva nel 1910. Il quarto presidente del club, Ramón de Cárdenas, chiede a Bilbao se può cedere qualcuna delle sue maglie a strisce rosse e bianche. Anche l'origine della divisa bilbaina resta discussa: la versione ufficiale dell'Athletic sostiene che Juan Elorduy comprò le maglie dal Southampton, in Inghilterra, mentre gli studi dello storico dello sport basco Borja Valle indicano il Sunderland. Su un punto le due ricostruzioni coincidono: Juan Arzuaga, che a Bilbao gestiva un negozio di articoli sportivi, contribuì a procurare le maglie, ed Elorduy le portò da Bilbao a Madrid.
Il 27 novembre 1910 l'Atlético scende in campo per la prima volta con le strisce rosse e bianche. Per decenni gli archivi ufficiali hanno indicato il 22 gennaio 1911, ma le ricerche di Valle hanno dimostrato che la prima volta arrivò due mesi prima. Finì 1-3. Un esordio tutt'altro che memorabile, eppure è il giorno da cui comincia tutto.
Il rosso e bianco dei materassi: un motivo che piaceva alla gente
Ma perché «Colchoneros», i materassai?
Le fodere dei materassi diffuse in tutta la Spagna dell'epoca erano fatte di tessuto economico a righe verticali rosse e bianche. Era la biancheria da letto della gente comune. E somigliava in tutto e per tutto alla maglia dell'Atlético. Il soprannome si diffuse soprattutto negli anni di ristrettezze seguiti alla guerra civile spagnola.
All'inizio era una presa in giro dei tifosi avversari: «Ecco che arrivano i materassai». Il pubblico dell'Atlético, però, non se ne vergognò affatto. Si prese quella parola e la fece propria. Non siamo il club patinato, non siamo il club ricco: giochiamo con la testardaggine e l'orgoglio di chi viene dal quartiere. Essere Colchonero vuol dire questo.
Cercate «colchonero» sul Diccionario de la lengua española, il vocabolario della Reale Accademia Spagnola: la seconda accezione recita «relativo all'Atlético Madrid». Il soprannome è entrato nella lingua.
L'altro soprannome: Los Indios
C'è un secondo appellativo famoso: «Indios», gli indiani.
Negli anni Settanta, allentate le restrizioni sui giocatori stranieri, il club pesca a piene mani nel calcio sudamericano. I tifosi rivali cominciano a chiamare quella squadra «Los Indios», proprio per via degli arrivi latinoamericani. L'etichetta si consolida nel 1981, quando il messicano Hugo Sánchez approda a Madrid e gli avversari lo battezzano «El Indio». Anche dopo il passaggio di Sánchez al Real Madrid il nome è rimasto attaccato al club e alla sua gente: da lì viene «Indi», la mascotte della squadra.
Circola anche un'altra ipotesi. Il vecchio impianto dell'Atlético, l'Estadio Vicente Calderón, sorgeva sulle rive del Manzanarre. C'è chi racconta che i tifosi ammassati lungo il fiume ricordassero una tribù accampata sull'acqua.
Che cosa vuol dire essere Colchonero
I tifosi del Real Madrid sono «madridistas», quelli del Barcellona «culés». Quelli dell'Atlético sono «Colchoneros».
La parola pesa molto più di una semplice abbreviazione. Dice la capacità di trasformare le avversità in forza e gli sfottò in orgoglio, e di affrontare chiunque senza arretrare di un metro.
Nel 2025 i soci dell'Atlético hanno superato quota 150.000: mai così tanti. La squadra derisa per il motivo da materasso ha oggi uno dei pubblici più caldi di Spagna. Le strisce rosse e bianche non sono più il disegno di una fodera. Sono i colori di chi lotta.
Quando arrivano sfottò o critiche, non viverli come una vergogna: falli diventare la tua identità. Lo spirito colchonero funziona anche fuori dal campo. Oggi, se qualcuno ha qualcosa da ridire su di te, sorridi e rispondi: «Sono esattamente così».